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Al teatro degli Atti, saggio 2013 dei giovanissimi studenti del Lettimi

Gruppi in Crescendo a cura dei professori
Chitarra: De Marini Benedetta, Claudio Olivieri
Clarinetto: Claudia Pozzi
Flauto: Marta Zannini
Pianoforte: Caterina Tonini, Claudia Drudi, Paola Mendolicchio
Violino: Federica Pari

Attrice nel ruolo di presentatrice e Papagena: Alessia Canducci

Gruppo di Orchestrando

Al teatro degli Atti in occasione della presentazione del programma della Sagra Musicale Malatestiana 2013, concerto in memoria di Simona Artioli Moroni scomparsa a dicembre 2012.
Danilo Rossi e il Quartetto d’archi della Scala

Schubert, Quartetto per archi n. 14 in re minore D810 – Death and the Maiden”
II movimento: andante con moto

Verdi, breve suite strumentale dal Rigoletto

Mozart, Quintetto per archi n.4 in sol minore K 516
Allegro – Minuetto Allegretto, Trio – Adagio ma non troppo – Adagio, Allegro

Saggio di studenti di musica di Ferrara presso la struttura AMF via Darsena 57.

Con Agostino e Carmen, Simona, Pasquale et alia.

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Martedì 10 Luglio

W.A. Mozart (1756-1791)
Trio KV 502 in SIb maggiore
allegro moderato, andante, allegro

Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Trio Hob XV n. 18 in LA maggiore
allegro, andante, allegro in forma di ròndò

Claude Debussy (1862-1918)
Trio in SOL
andantino con moto allegro, scherzo intermezzo, andante espressivo, finale appassionato

Come bis è stato suonato l’ultimo movimento del brano di Debussy

Trio Borromini: Francesco Peverini al violino, Marco Algenti al violoncello, e Lisa Francese al pianoforte

Insieme a Rosa, Ignazio (e Mirna)

# 16.50-17.40 @ Magazzino del sale

Ein musikalischer spass zu Don Giovanni di W. A. Mozart. Compagnia Sacchi di sabbia

Una "rivisitazione" comica dell'opera mozartiana, interpretata da sei giovani attori con fischi, pernacchie, vocalizzi e altri suoni fatti con la bocca.

locandinaDirettore d’Orchestra: M° Joseph Rescigno; Regia: Carroll Freeman; Orchestra: Città di Ravenna; Scenografia: Caleb Charles McAndrew; Costumi: Jonathan Knipscher

Personaggi:

Don Giovanni: Clarence Frazer – Johnnie Bankens; Donna Anna: Darla Diltz – Kristi Corie; Don Ottavio: Thiago Soares – Jason Hales; Il Commendatore: Jess Koehn; Donna Elvira: Rachel Arky – Katherine Skovira – Amanda Smolek; Leporello: Michael Rusnak; Zerlina: Ruby White – Bree Sprankle; Masetto: Bryan Benner – Matt Pauls

Pensavamo di essere in clamoroso ritardo, visto che eravamo stanchissimi e siamo usciti davvero a pochi minuti dall’inizio dell’esibizione; la solita cocciutaggine e la solita la fortuna ci hanno permesso di goderci questo bello spettacolo di musica d’organo in una cornice già spettacolare come il duomo e la città di San Leo; infatti, grazie alle favorevoli condizioni del traffico ci siamo persi solo il primo brano. Tutti gli altri pezzi sono stati meravigliosi, interpretati da questo giovane organista, piuttosto timido ma molto agile sulle tastiere e la pedaliera che suonava come se danzasse sui pedali. Giovanardi si alzava ad ogni esecuzione e spiegava in maniera chiara e non pedante il successivo pezzo, rendendone più apprezzabile la fruizione.

Vespri d’organo
in onore della Madonne di Sant’Igne
organista Marco Giovanardi
6/9/2009 h. 17
Duomo di San Leo

Mozart
Ave Verum

Bach
Corale Allein Gott in der Hoeh’ sei Ehr BWV 676
Fuga in re min BWV 539
Corale Kommst du nun, Jesu, vom Himmel herunter BWV 650
Fuga in sol BWV 578
Trio sonata n. 4 BWV 528 – adagio, un poco vivace, adagio, allegro

Mendelssohn
Sonata op. 65 n. 5 – andante, andante con moto, allegro maestoso

come bis l’organista ha suonato un’altra fuga di Bach

Con la sola forza della volontà siamo usciti di casa subito dopo cena e ci siamo recati a Cesenatico per il consueto appuntamento con "Notturni alle Conserve"; la prima sorpresa è stata la scoperta di non avere con noi le irrinunciabili sedie pieghevoli, inopinatamente lasciate nel portabagagli di Gennaro; la seconda sorpresa (ma un po’ ce l’aspettavamo) è stata la scoperta che il concerto non si sarebbe tenuto a piazzetta conserve bensì nel Teatro Comunale di Cesenatico. Per fortuna, ci hanno permesso di entrare proprio mentre cominciava la Promenade dei Quadri; abbiamo preso posto nell’ultimo palchetto del terz’ordine. Eravamo in piedi ma godevamo di una perfetta vista plongeé sulla tastiera del pianoforte, il che ci ha permesso di apprezzare al meglio la bravura della pianista (non esente da picole imprerfezioni, però).
Siamo stati presto colpiti da alcune altezze imprecise della tromba la qual cosa, tuttavia, non ha troppo danneggiato l’ascolto; nel complesso l’arrangiamento dei Quadri mi è sembrato più che accettabile.
I due uomini si sono prodigati in una divertente pantomima in occasione del duetto buffo di Rossini, mostrando una vena comica (già notata in altri compunti interpreti) che hanno mantenuto anche nel corso delle loro spiegazioni; il taglio farsesco ha raggiunto il climax quando i due musicisti hanno interpretato la marcia trionfale dell’Aida mediante due imbuti, l’uno enorme collegato ad un tubo di tre o quattro metri  e l’altro, minuscolo, ad un bocchino: l’effetto comico è stato irresistibile.
All’usciti, visibilmente compiaciuti dallo spettacolo e dalla nostra volontà d’animo, siamo tornati a casa canticchiando le note dei Quadri.

Trio Promenade
Ercole Ceretta (tromba)
Stefano Viola (trombone)
Ilaria Schettini (piano)

Modest Musorgskij (1839-1881)
Quadri da un’esposizione:
Promenade – Gnomus
Promenade – Il vecchio castello
Promenade – Tuileries – Bydło
Promenade – Balletto dei pulcini nei loro gusci – Samuel Goldenberg e Schmuÿle
Promenade – Limoges – Catacombae – Cum mortuis in lingua mortua
La capanna sulle zampe di gallina (Baba Yaga)
La grande porta di Kiev

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Là ci darem la mano (dal "Don Giovanni")
Papageno, Papagena (da "Il flauto magico")

Gioacchino Rossini (1792-1868)
Duetto buffo di due gatti

Giuseppe Verdi (1813-1901)
Libiamo ne’ lieti calici (da "Traviata")
Marcia Trionfale (da "Aida")

BIS

George Gershwin
The man I love – I got rhythm

Gioacchino Rossini (1792-1868)
Duetto buffo di due gatti

Un pianista giovane, timido, avvenente e coinvolgente. Il fatto che abbia preso qualche stecca e che – a causa di un vuoto di memoria – abbia completamente "reinventato" alcuni frammenti di uno dei bis (quello di Chopin) non toglie nulla alla sua capacità interpretativa. Resta un mistero che un giovane di tali capacità possa commettere errori così marchiani.

SEBASTIANO BRUSCO

LUDWIG van BEETHOVEN (1770 -1827)
SONATA quasi una Fantasia Op. 27 n. 2
“Al chiaro di Luna”; Adagio sostenuto – Allegretto – Presto

FREDERIC CHOPIN (1810 – 1849)
IMPROVVISO – FANTASIA Op. 66

FRANZ SCHUBERT (1797 -1828)
QUATTRO IMPROVVISI Op. 90; Moderato – Allegro – Andante mosso – Allegretto

CLAUDE DEBUSSY (1862 -1918)
CLAIR DE LUNE dalla “Suite Bergamasca”

FREDERIC CHOPIN
BALLATA in SOL minore Op. 23 n. 1

bis

Un trio di ottima qualità, dal suono pulito e dall’esecuzione quasi impeccabile. Fa piacere riappacificarsi con la musica colta dopo svariate occasioni in cui esecutori più che discreti hanno talvolta compromesso le loro prestazioni con la sciatteria di un’accordatura imprecisa. Il trio ha concesso come un bis un altro brano di cui non ricordo il nome.

Il pubblico delle conserve è sempre più numeroso, diventa difficile trovare un posto a sedere fin dalle 9.15 – per fortuna ci vengono in aiuto le sedioline da pescatore; ieri ci saranno stati presenti trecento spettatori, perlopiù attenti conoscitori, tant’è vero che solo nel lungo brano di Dvorak è partito qualche applauso tra un movimento e l’altro.

Un bel modo di chiudere la giornata che permette di andare a dormire stanchi ma soddisfatti.

Notturni alle conserve #2 – Nuovo Trio Faurè

SILVANO MINELLA: violino
MARCO PERINI: violoncello
FLAVIA BRUNETTO: pianoforte

Programma

JOSEF SUK (1874 -1935)  – ELEGIE Op. 23

WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756 – 1791)
TRIO KV 502 in SIB MAGGIORE
Allegro – Larghetto – Allegretto

ANTONIN DVORAK (1841 – 1904)
TRIO OP. 90 in MI minore " DUMKY "
Lento maestoso. Allegro, quasi doppio movimento – Poco adagio. Vivace non troppo – Andante. Vivace non troppo – Andante moderato.Allegretto scherzando.Meno mosso – Allegro – Lento maestoso. Finale

Finalmente possiamo vedere l’edizione operistica di Mozart ma la stanchezaza ha ancora una volta il sopravvento, per cui andiamo via semi addormentati dopo il secondo atto. In compagnia di Stefania che (almeno lei) è rimasta.

marcosantiaAbbiamo cenato con tempestivo anticipo per poter agevolmente arrivare in piazzetta delle Conserve entro le 22. Il programma non era indulgente nei confronti dell’eterogeneo pubblico estivo, eppure tutti i brani suonati hanno avuto un discreto appeal sui presenti (tra i quali abbiamo notato il maestro Babini e il tenore Gabellini). Rispetto alle precedenti serati della medesima manifestazione musicale, com’era prevedibile per lo strumento adoperato, non abbiamo rilevato errori nell’interpretazione dei brani; eppure – con un singolare sapore di déjà vue – anche in questa occasione ci è sembrato che la perfezione esecutiva non si accompagnasse ad una reale capacità comunicativa. Il giovane pianista, per la verità, si è dimostrato molto bravo nonostante i pezzi non fossero facilissimi; forse a causa dell’ambiente poco adatto a rendere i piano-forti o magari per la difficoltà di tarare il tocco all’aperto oppure per la scelta dei brani non proprio avvincenti, il concerto non ci ha entusiasmato, mantenendosi sempre ad un elevato livello di fruizione cerebrale ma non emozionale.

Marco Santià – pianoforte
vincitore Concorso Pianistico "Città di Cesenatico" – ed.2007
Programma
Scarlatti (1685-1757)
– Sonata K 466
– Sonata K 239
Mozart (1756-1791)
– Sonata in DO minore KV 457
molto allegro, adagio, allegro assai
Schumann (1810-1856)
– Arabesque op. 18
– Blumenstuck op 19
Prokofieff (1891-1953)
– Visions fugitives op. 22
Schubert (1797-1828)
– Serenata (riscrittura di Liszt)
Dopo "Tirsi morir volea" alla chiesa di San Fortunato abbiamo assistito ad un altro concerto di musica antica (XVII e XVIII secolo) per organo e voce stavolta propostoci dall’organista Mauro Ferrante e dal contralto Angelo Bonazzoli. I brani sono stati inseriti in scaletta lasciando un pezzo strumentale dopo ogni composizione cantata, permettendo così al contralto di riposare la voce. Saggiamente, inoltre, le musiche sono state eseguite in ordine cronologico permettendo al pubblico di apprezzare l’evoluzione compositiva della musica comunemente definita con il termine "barocca". I primi, ovviamente, sono risultati più difficili da seguire poiché nella melodia presentavano intervalli inusuali all’orecchio moderno e a causa della tecnica compositiva ancora sperimentale del basso continuo e dalla "finta" armonizzazione del contrappunto. Man mano che i brani si facevano più recenti, abbiamo percepito una maggiore facilità di ascolto fino alla "familiarità" di Bach, Pergolesi e Mozart. Infine, un citazione merita il mottetto, la composizione tipica del canto che in epoca barocca ha ancora fortuna sia nella musica sacra che in quella profana; i virtuosismi canori, i gorgheggi, le escursioni di intonazione che il contralto ci ha fatto sentire non appartengono più al gusto a noi contemporaneo ma restano un banco di prova impegnativo  per  gli artisti che propongono  ancora oggi tali percorsi musicali virtuali.
Nel corso della serata abbiamo sentito esempi dello stile concertante italiano, passando pian piano al più evoluto stile contrappuntistico tedesco; tra gli autori c’è stata una discreta rappresentanza della scuola napoletana (B.Storace,  G.B. Pergolesi). Devo citare la "Bergamasca" di Frescobaldi perché la quinta delle sette variazioni presenta, chiaramente riconoscibile anche per il profano, una sequenza di cinque note dalle quali, racconta il foglio di sala, le tradizioni musicali europea prima e americana poi hanno tratto molte arie popolari tra cui la più nota è "We shall overcome", il traditional statunitense famoso in tutto il mondo.
Nel corso del concerto l’organista ha modificato diverse volte registro, probabilmente mediante un dispositivo meccanico in quanto abbiamo percepito un rumore metallico, come di una lastra che venisse inserita in una feritoia, in occasione dei cambi timbrici. Lo strumento, probabilmente, è dotato d una complessa catenacciatura) anche perché abbiamo potuto distinguere diverse voce suonate contemporaneamente. Quando l’oragnista ha suonato l’adagio di Mozart, ad esempio, la sensazione di ascoltare due diversi registri è stata molto evidente: mentre la voce acuta aveva il timbro come quello dello xilofono (con un effetto simile al carillon), la voce grave aveva il classico timbro dell’organo liturgico.

Venerdì 1 dicembre ore 21.00
Chiesa di S.Maria di Scolca (San Fortunato) – Rimini 

per la rassega "Note d’autunno"
MAURO FERRANTE, organo
ANGELO BONAZZOLI, contraltista

Programma completo:
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B.Barbarino (ca. 1570-post 1640)
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Sonetto Sorge l’aurora e con le man di rose
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Sonetto Qui dove più soavi e più odorati
(da "Canzonette a una e due voci", Venezia, 1616)
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G.Frescobaldi (1583-1643)
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Bergamasca (7 variazioni) [solo organo]
(da "Fiori musicali", 1635)
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D.Castello (1590-1630)
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Mottetto Esultate Deo
(da "Ghirlanda Sacra" di L.Simonetti, Venezia, 1625)
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B.Storace (1637-1707)
————————————————–
Ballo della Battaglia [solo organo]
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G.Cattaneo (secc. XVII-XVIII)
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Cantata Su lieve pino assisa
(da "Trattamenti armonici da camera"), Modena, 1700)
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J.S.Bach (1685-1750)
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Concerto in fa maggiore BWV 978 [solo organo]
Allegro-Largo-Allegro
(dall’Estro Armonico", op III nr. 3 di A. Vivaldi)
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Recitativo e Aria Bereite dich, Zion
(dal Weinachts-Oratorium BWV 248)
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G.B.Pergolesi (1710-1736)
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Sonata in sol maggiore [solo organo]
————————————————–
Aria Eia Mater, fons amoris
(dallo Stabat Mater)
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W.A.Mozart (1756-1791)
————————————————–
Adagio in Do maggiore KV 356 [solo organo]
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G.Sarti (1729-1802)
————————————————–
Mottetto Ad fontem amoris
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Giuseppe Giordani (1751-1798)
————————————————–
Exaltabo Te
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Se lusinghiera speme pascer non sa gli amanti
anche fra i più costanti languisce fedeltà!
Appena arrivati a Milano, Manu, che sapeva di farci cosa gradita, ci ha proposto un ventaglio di eventi musicali dedicati a Mozart tra i quali abbiamo scelto quello che prevedeva anche l’esecuzione di arie tratte dall’opera lirica. Nell’auditorium dell’Istituto di Musica Antica, tutto rivestito di legno su pareti e soffitto per una migliore acustica, i musicisti hanno offerto agli ascoltatori alcune pagine del musicista salisburghese come omaggio celebrativo per il duecentocinquantesimo anniversario della sua nascita. Nella sala abbiamo subito notato la presenza di uno splendido cembalo barocco, a forma di trapezio rettangolo, allungato come un pianoforte a coda che, come quest’ultimo, aveva il lato obliquo sinusoidale anziché dritto. Lo strumento era  di un delicato colore celeste e poggiava su gambe così esili che sembravano reggere a fatica una cassa tanto voluminosa. La tastiera aveva un’estensione di quattro ottave e mezzo, partendo da LA a MI; sulla sua destra era presente una levetta del cui scopo non sono certo ma che forse serve a cambiare il registro timbrico allo strumento.
Il primo brano era una sinfonia in tre movimenti – come era in uso all’epoca di Mozart –
in cui il cembalo non è stato usato. Lo stumento è stato invece adoperato durante l’esecuzione del secondo brano; poiché sul foglio di sala non erano riportati i movimenti, Manu  ha potuto sciorinare una eccellente conoscenza della musica dato che ha arrischiato una loro definizione e ha azzeccato quasi tutti i tempi della composizione. Nel concerto erano evidenti intervalli simili a quelli presenti anche nella sonata per pianoforte Kv545, leggermente modificati dalle diverse scale modali. L’oboe solista era affidato allo stesso direttore Paolo Grazzi che come musicista è parso nervoso nei movimenti e non sempre impeccabile nelle altezze.
Per i brani tratti dall’opera "Lucio Silla" si sono aggiunti all’orchestra due trombe e un timpano che hanno fornito ulteriore profondità timbrica all’ensemble. Splendida la voce femminile che ha cantato l’aria "Se lusinghiera speme", il soprano Alessandra Gardini che poi ha interpretato anche un delizioso duetto con Francesca Lombardi.
Il pubblico si è dimostrato molto attento, competente e generoso con gli artisti, tributando loro un lungo applauso che ha convinto i musicisti a proporre il bis del terzo movimento dell’Overtura dal "Lucio Silla".

Istituto di Musica antica – Accademia Internazionale della Musica
Incontri musicali con l’Orchestra Barocca
sabato 28 ottobre 2006 h. 16.00
Auditorium Lattuada, corso di porta vigentina 15, Milano

W.A.Mozart

Elenco dei brani
Sinfonia K74
– Allegro, andante, allegro
Concerto in do maggiore per oboe e orchestra KV314
– Allegro aperto, Andante ma non troppo, Rondo: Allegretto
dal Lucio Silla:
Overtura
– Molto allegro, andante, molto allegro
Aria
– "Se lusinghiera speme"
Recitativo e duo
– "D’Elisio in cor m’attendi"

Elenco dei musicisti:

oboi: Aviad Gershoni, Federica Inzoli
corni: Benedetto Dall’Aglio, Dimer Maccaferri
trombe: Matteo Frigè, Paolo Gaviglio
violini I: Gianfranco Ricci, Isotta Grazzi, Giulia Benelli, Natalia Moszumanska
violini II: Ulrike Slowik, Elena Pons, Ana Liz Ojeda, Alfonso Rizzello
viole: Maria Virgilia Valentini
violoncelli: Marlise Goidanich, Simone Bartoli
contrabbasso: Carlo Sgarro
cembalo: Carlo Mazzone
timpani: Gabriele Bartezzati

Ieri sera siamo stati all’Auditorium dell’Istituto "Lettimi" che organizza una serie di concerti di musica da camera, il primo dei quali in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Sono state suonate musiche di Schumann e Mozart davanti ad un ristretto pubblico di una trentina di addetti ai lavori. 
I primi due brani sono stati piacevoli e ben suonati, il terzo ci ha lasciati alquanto perplessi sull’esecuzione. L’esecuzione della composizione di Schumann, ad esempio, è stata attenta, diligente, forse non proprio esaltante ma certamente molto gradevole, specie nel secondo movimento quando si sono alternati passaggi lirici a tempi, andature e potenza di tipo marziale. Nel terzo movimento sono state apprezzabili le voci distinte del clarinetto e della viola che ricamavano percorsi melodici paralleli, talvolta rincorrendosi come può accadere in un canone. Un finale potente, dall’incedere maestoso e coinvolgente ha chiuso il quarto movimento e con esso il brano di Schumann, attirando così i meritati applausi.
Avevamo già sentito il primo dei due brani di Mozart (Trio Kv 498), quest’estate alle di Cesenatico in un allestimento specificamente dedicato per violino, violoncello e pianoforte. Ieri sera abbiamo potuto ascoltare lo stesso brano nella versione originale, la
prima ideata da Mozart. Il brano è stato suonato con discreta sicurezza dagli interpreti che, tranne qualche incertezza nel tempo da parte del pianoforte, hanno mostrato un discreto affiatamento. Nel terzo movimento, alcuni passaggi del pianoforte in assolo ricordano le melodie "facili" della sonata Kv 545, forse uno dei brani più celebri del compositore austriaco. L’ultimo brano in programma, il Quintetto "Stadler" però ci ha delusi in maniera piuttosto netta: forse per un difetto di accordatura, il primo violino ha suonato i cinque movimenti trasposti di una frazione di tono più in basso degli altri strumenti. A questo punto devo ammettere di non capire: come è possibile che a quel livello i musicisti possano commettere errori così marchiani? Possibile che cinque strumentisti non si rendano conto della differenza di altezza a cui stanno suonando? Spesso mi viene il dubbio di essere completamente in errore e di essere io quello che percepisce la musica stonata. Però poi mi chiedo: perché questa errata percezione allora non mi capita mai con i dischi? Ad ogni buon conto la mia compagna mi ha guardato più volte a segnalarmi che anche lei sentiva quelle fastidiose differenze provenire dal primo violino, come poi mi ha confermato alla fine del concerto. Nel terzo movimento il clarinettista, che aveva il vezzo di disegnare invisibili archi nell’aria, ha commesso un errore molto sgradevole, "scivolando" su una scala in discesa della quale ha sbagliato quasi tutte le note. Peccato, perché questo incidente ha macchiato una serata nella quale il  musicista si era disimpegnato piuttosto bene.  Meglio si è  comportato il buon violoncello  (che ha suonato solo la seconda parte)  e  l’ottima viola , impegnata per tutta la durata del concerto. Alla fine del concerto, piuttosto sorprendentemente, non è stato concesso alcun bis.
Nel complesso devo dire che perfino il terzo brano, pur così bistrattato dagli esecutori, mi è piaciuto, forse per via della eleganza della composizione, grazie alla soavità delle consonanze sonore, forse in virtù della grandezza di Mozart che ha ragione persino sulle cattive esecuzioni. Anche ieri sera, la musica
mi ha convinto che non c’è migliore  modo di trascorrere una serata.

Elenco dei brani suonati:

R. Schumann

Märchenerzählungen op. 132
per clarinetto, viola e pianoforte

-   Lebhaft, nicht zu schnell

-   Lebhaft und sehr markiert

-   Ruhiges tempo, mit zartem Ausdruck

-   Lebhaft, sehr markiert

W.A.Mozart
Trio Kv 498 (Kegelstatt – Trio)
per clarinetto, viola e pianoforte

-   Andante

-   Menuetto e trio

-   Rondeaux. Allegretto

W.A.Mozart

Quintetto Kv 581 (Stadler – quintett)
per clarinetto, viola, due violini e pianoforte

-   Allegro

-   Larghetto

-   Menuetto

-   Tema con variazioni. Allegretto

-   Rondò. Allegro (non troppo)

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Interpreti:

Violino I      Domenico Colaci               Violoncello     Marco Ferretti
Violino II    Emanuela Grassetto        Clarinetto      Paolo Fantini
Viola            Isabella Ripa                   Pianoforte     Alessandro Maffei

Vieste in musica #5 – 14/09/2006

Seconda serata di saggi degli studenti di musica, in dettaglio hanno suonato gli allievi di sassofono, tromba e canto, con i primi impegnati a mantenere il livello della manifestazione alto a compensazione delle incerte esecuzioni degli altri musicisti. Hanno infatti deluso le aspettative alcuni trombettisti, mentre sono stati solo mediocri il tenore e il soprano: tra gli ottoni assolverei solo Antonio Tilli, scolastico ma preciso nelle altezze; i due cantanti, invece, hanno mostrato gravi limiti tecnici ed interpretativi, comprensibili per il soprano che era dichiaratamente una autodidatta (ma perché farla cantare, allora?) ma particolarmente fastidiosi per il tenore che elargiva informazioni musicali con un certo didascalico sussiego. Del tutto deludente il brano di Decker e discutibile la scelta di usare un computer per l’accompagnamento del concerto di Neruda (il solista è comunque incappato in errori di altezza ed intensità del suono). Sette dei sassofonisti hanno riproposto nuovamente "Eine Kleine Nachtmusik" chiamandolo con il titolo italiano, come se fosse un altro brano. Ha convinto il sassofono contralto di Valeria Capita, mentre non hanno brillato come la serata precedente alcuni altri sassofonisti. Quando verso la fine si sono esibiti i due allievi del corso di canto si è avuto un drammatico declino della qualità musicale. Il tenore cantava in un improbabile napoletano anticipando i tempi e costringendo l’ottimo Lapiscopìa (dovrebbero fargli un monumento) a rincorrerlo e ad aspettarlo; non sono mancate le stonature, specialmente nei registri più alti. Un po’ meglio il soprano, in considerazione dell’amatorialità della sua preparazione musicale, che ha fornito una prova tutto sommato dignitosa. Per fortuna, alla fine della serata, dopo la consegna degli attestati di partecipazione (anche questa puntualmente trasmessa in diretta televisiva!), il baritono-basso Stragapede ci ha riconciliati con il bel canto con ottima intepretazione di due noti brani dell’opera lirica.


Concerto in MIb magg. – I movimento (Allegro)
F. Haydn
A. Accadia
N. Lapiscopìa
Tromba
Pianoforte
Concerto in MIb magg. – I movimento (Allegro)
F. Haydn
A. Tilli
N. Lapiscopìa
Tromba
Pianoforte
Andante – Rondò
C. Decker
D. Carrassi
N. Lapiscopìa
Tromba
Pianoforte
dal Concerto in MIb magg.
J.B. Neruda
D. Cassano
computer
Tromba
Smartmusic
da AUFZUGE 12 Squilli per 4 trombe n. 1-6-7-9
A. Accadia
D. Cassano
D. Carrassi
A. Tilli
Tromba
Tromba
Tromba
Tromba
Tableaux de Provence
(II movim. Chanson pour Ma Mie)  (III movim. La Bohemienne)
P. Maurice
V. Capita
N. Lapiscopìa
Sax contralto
Pianoforte
The Entertainer
S. Joplin
A.P. D’Avolio
N. Lapiscopìa
Sax contralto
Pianoforte
Summertime
G. Gershwin
V. Limosani
N. Lapiscopìa
Sax contralto
Pianoforte
I got rhythm
G. Gershwin
T. Cassone
N. Lapiscopìa
Sax contralto
Pianoforte
Fantaisie
J. Demersseman
A. Saracino
N. Lapiscopìa
Sax contralto
Pianoforte
Fantasia Ellenica
Pedro Iturralde
N. Pantaleo Sax soprano
Piccola Serenata Notturna
W.A. Mozart
vedi precedente
post
vedi precedente
post
Ave Maria
F. SChubert
E. Corso Tenore
Tu ca nun chiagne
Bovio – De Curtis
L. Losavio Soprano
Reginella
Bovio – Lama
E. Corso Tenore
Una furtiva lacrima (da l’Elisir d’amore)
Donizetti
L. Losavio Soprano
Non più andrai farfallone amoroso (da Le Nozze di Figaro)
W.A. Mozart
A. Stragapede Baritono-Basso
La calunnia (da Il barbiere di Siviglia)
G. Rossini
A. Stragapede Baritono-Basso
Vecchia Zimarra (da La Bohème)
G. Puccini
A. Stragapede Baritono-Basso
Elenco dei brani suonati

   
   

Vieste in musica #4 – 13/09/2006

Nella quarta serata della rassegna sono saliti alla ribalta gli allievi dei corsi e, in molte occasioni, i giovani non hanno fatto rimpiangere i loro maestri. Certo, l’alto numero di musicisti coivolti, le riprese televisive in diretta, la necessità di presentare tutti i brani e tutti gli strumentisti hanno notevolmente appesantito la serata, però la musica è stata discreta e a tratti emozionante.
Si è confermata l’impressione che avevamo avuto la serata precedente, cioè che mentre il professore di sassofono predilige i brani famosi, il professore di clarinetto preferisce banchi di prova più consistenti, senza concedere troppo all’orecchio dei presenti. Tra i clarinettisti si è distinta Grazia Tilli, mentre tra i sassofoni D’Avolio, Pantaleo e Saracino sono sembrati più sicuri ed espressivi degli altri, ma va detto che complessivamente formavano un bell’ensemble. Anche questa sera Lapiscopìa si è confermato bravo ed attento alle difficoltà degli studenti che accompagnava.
Tra i brani mi è piaciuto "Eine kleine Nachmusik" benché l’arrangiamento per sassofoni avesse qualche problema timbrico, e "The easy winner" che ho trovato addirittura emozionante. Mi ha un po’ deluso "Libertango" ma non tanto per l’interpretazione dei ragazzi quanto per la trascrizione; da me interrogato, il maestro Dibenedetto mi ha spiegato di non aver curato personalmente gli arrangiamenti.


Titolo / Autore Interprete Strumento
Eine Kleine Nachtmusik
W.A. Mozart
N. Pantaleo
V. Capita
T. Cassone
R. Mastromatteo
A. Saracino
A.P. D’Avolio

V. Limosani
Sax Soprano
Sax Contralto
Sax Contralto
Sax Contralto
Sax Tenore
Sax Tenore
Sax Baritono
Sonata per due clarinetti
F. Poulenc
A. Mangialardi
A. Zecchillo
ClarinettoClarinetto
Capriccio per clarinetto solo
Suttenmaister
G. Tilli Clarinetto
Concerto n. 1 op. 73 in FAm
(primo tempo)
C.M. von Weber
A. Zecchillo
N. Lapiscopìa
Clarinetto
Pianoforte
Sonata (primo tempo)
C. Saint-Saëns
G. Tilli
N. Lapiscopìa
Clarinetto
Pianoforte
Concerto n. 1 op. 73 in FAm
C.M. von Weber
A. Zecchillo
N. Lapiscopìa
Clarinetto
Pianoforte
The easy winner
S. Joplin
N. Pantaleo
A. Saracino
A.P. D’Avolio

V. Limosani
Sax Soprano
Sax Contralto
Sax Tenore
Sax Baritono
Trio dal divertimento n. 4
Kv 494 (adagio)
W.A. Mozart
A. Mangialardi
A. Zecchillo
V. Ottaviano
Clarinetto
Clarinetto
Clarinetto
Prelude and Fanfaronade
Koepke
S. Sansone Trombone
Libertango
A. Piazzolla
A. Saracino
V. Capita
T. Cassone

V. Limosani
Sax Contralto
Sax Contralto
Sax Tenore
Sax Baritono
Capriccio per 4 clarinetti
C. Grundman
G. Tilli
A. Mangialardi
A. Zecchillo
V. Ottaviano
Clarinetto
Clarinetto
Clarinetto
Clarinetto
The Pink Panther theme
H. Mancini
N. Pantaleo
R. Mastromatteo
A.P. D’Avolio

V. Limosani
Sax Contralto
Sax Contralto
Sax Tenore
Sax Baritono
Elenco dei brani interpretati

Non sono riuscito a trovare molte informazioni sul gruppo che ieri sera ha interpretato la "Cantata n. 22" di J.S.Bach e il "Requiem" di W.A.Mozart nella chiesa del Suffragio a Rimini e non so neppure se il nome identifica solo il coro o anche i musicisti e i solisti. Non era disponibile un foglio di sala, il che è disdicevole specialmente in considerazione del fatto che, invece, il programma del Meeting era distribuito in tantissime copie dai molti giovani volontari presenti. La chiesa era gremita al punto che nelle navate alcuni ragazzi si sono seduti a terra rendendo perfino difficile il passaggio. Come al solito, i primi banchi erano stati ufficialmente riservati (con tanto di vigilanza) per pochi privilegiati.
La "Cantata n. 22" è quella che il musicista presentò quando si propose nel ruolo di direttore musicale della chiesa di San Thomas di Lipsia e di insegnante di musica. Da quella occasione, Bach si impegnò a scrivere una Cantata ogni settimana in relazione ai passi letti e commentati nell’ambito del calendario liturgico, così delle circa 300 opere composte, le 200 ancora reperibili oggi formano un robusto saggio di musica religiosa. Nel corso dell’esecuzione ho avuto l’impressione che i fiati non fossero precisi, perché l’altezza di alcune non era perfettamente intonata con gli altri strumenti. Nel complesso, l’interpretazione mi è sembrata più interessante che emozionante, ma devo anche ammettere che il mio giudizio può essere stato influenzato dalla stanchezza.
La seconda opera in scaletta è stata presentata con poche parole, giusto per sottolineare – non senza un certo moto d’orgoglio – che l’esecuzione avrebbe messo in risalto il testo e che sarebbe stata adoperata una diversa configurazione rispetto alle più frequenti rappresentazioni. Non mi è ben chiaro quali fossero le differenze a cui alludeva il presentatore: differenza timbrica? Organologica? Tonale, di accordatura? Al mio orecchio che non è particolarmente educato né sensibile è parso che abbondassero i toni acuti e bassi, a danno di quelli medi, ma bisogna tener conto del fatto che la lontananza della mia posizione (in fondo alla chiesa) forse fungeva da filtro su parte delle frequenze centrali. Credo, comunque, che il timpano, invece di fungere da amplificatore cioè di incrementare il volume dell’orchestra, sembrava un po’ avulso rispetto agli altri strumenti, finendo per coprirli anziché esaltarne la potenza. Nuovamente, ho avuto la sensazione che i fiati non fossero perfettamente intonati, ma in misura meno evidente che nella "Cantata n. 22". Di tutti i brani ho preferito il "Lacrimosa" che mi è sembrato ben interpretato dal coro e non coperto dal timpano nel finale; forse non è un caso che sia stato scelto come bis in omaggio al lungo applauso che i presenti hanno tributato ai musicisti.
É difficile non fare un raffronto con il "Requiem" a cui abbiamo assistito il 27 Luglio. Una prima differenza è stata la velocità di esecuzione che ieri sera è stata inizialmente ridotta per poi farsi più incalzante nel corso dell’esecuzione. Secondo me, l’interpretazione di ieri sera è stata piuttosto anonima e di gran lunga meno avvincente di quella di Luglio, in occasione della quale l’emozione provata fu intensa e mi ricordo che nel tragitto fino a casa mi sentivo ancora pervaso dal piacere procuratomi dalla musica di Mozart. Ma è sicuramente colpa mia: molto probabilmente ieri sera avevo dimenticato di lasciare il mio cuore aperto allo stupore…

Mettete una decina di giovani cantanti lirici, un pianista, due flauti e una ventina di arie tra le più belle e famose dell’opera: avrete due ore e mezza di spettacolo di alto livello e una serata di puro divertimento. L’ultimo appuntamento di Anfiteatro in Musica si è tenuto al coperto, nel Teatro Novelli, ed è stato un bel modo di dire arrivederci alla manifestazione che ci ha offerto alcuni tra i migliori momenti musicali di questa estate.
I cantanti, quasi tutti stranieri, hanno interpretato con carattere e con discreta precisione le arie e le romanze del programma, tutti accompagnati dall’affidabile pianoforte di Carlo Pari. Un po’ meno precisi i due flauti che hanno suonato una suite da "Un ballo in maschera" insieme al pianoforte, ma nel complesso la serata è stata ricca di spunti e molto gradevole. Già la scelta della prima aria "Ombra mai fu" che purtroppo è poco rappresentata, mi ha confortato facendomi sperare in una selezione di brani non troppo ovvia; sono stato abbondantemente accontentato, visto che, a parte alcune immancabili e celeberrime pagine, diverse proposte uscivano dal novero del solito, mentre alcune altre mostravano persino qualche coraggio.

Compos.

Opera

Aria

Haendel

Serse

Ombra mai fu

Donizetti

Don Pasquale

So anch’io la virtù magica

Puccini

La Rondine

Chi il bel sogno di Doretta

Puccini

Bohème

Sì, mi chiamano Mimì

Puccini

Bohème

O soave fanciulla

Mascagni

Cavalleria Rusticana

Voi lo sapete, o mamma

Ponchielli

Gioconda

Suicidio

Puccini

Gianni Schicchi

O mio babbino caro

Verdi

Un ballo in maschera

(suite strumentale per piano e due flauti)

Verdi

La Traviata

Dei miei bollenti spiriti

Puccini

Bohème

Quando men vo

Gounod

Romeo e Giulietta

Je voulue vivre

Giordani

 

Caro mio ben

Verdi

Traviata

Scena e duetto ("Parigi, o cara")

Donizetti

Lucia di Lammermoor

Scena e aria di Lucia

Bellini

I Puritani

Qui la voce sua soave

Mozart

Don Giovanni

Là ci darem la mano

Puccini

Madame Butterfly

Un bel dì vedremo

Mi ha colpito che a cantare la famosa aria "Voi lo sapete, o mamma" nei panni del compare Turiddu ci fosse una "comare", una cantante che comunque si è difesa bene nella parte maschile. Il pubblico ha apprezzato molto, in particolare i duetti, e ha elargito applausi convinti e prolungati. Purtroppo nonostante fossimo al coperto, non sono mancati i soliti comportamenti di maleducazione, da quelli più veniali (come il pianto dei bambini) a quelli più gravi (come lo squillo dei cellulari) che sono particolarmente disdicevoli in teatro. Ieri sera abbiamo avuto anche elementi di disturbo del tutto inediti, come un uccellino (un inseparabile) che dalla spalla di un bambino ha risposto un paio di volte agli acuti delle cantanti. Una nota confortante, invece, riguarda la grande affluenza di spettatori (il Novelli era quasi pieno) tra i quali c’erano anche molti giovani e giovanissimi, il che fa ben sperare per il futuro della buona musica in Italia e per la crescita culturale del nostro Paese.
In chiusura di serata gli organizzatori hanno voluto consegnare un premio al famoso baritono Rolando Panerai, toscano di origine che, ricevuta la targa, ha intrattenuto piacevolmente il pubblico con i ricordi della sua carriera e con diverse battute di spirito. Nel suo intervento tra il serio e il faceto, il baritono ha elogiato i giovani musicisti, tra i quali ha notato alcuni talenti molto interessanti, ma contestualmente ha sottolineato alcuni difetti interpretativi, alludendo a cali di potenza e di intonazione nelle battute finali delle arie cantate da alcuni di essi. Come dire: "non ci sono più le Maria Callas di una volta!"

L’ultimo appuntamento dei Notturni alle conserve si è svolto nel piccolo teatro di Cesenatico che, per le sue dimensioni, ha tenuto fuori molti dei possibili ascoltatori. Lo spettacolo includeva la voce recitante di Giorgio Incerti che ha letto brani dalla biografia di Mozart (cui è dedicata questa edizione 2006 dei Notturni) ed una lettera scritta proprio dal compositore.
Il trio (Federica Vignoli al violino, Antonio Mostacci al violoncello e Miriam Garagnani al pianoforte) ha suonato come consueto tributo a Mozart  il "Kegelstatt Trio K498" nei movimenti Andante, Menuetto e Rondeaux (Allegretto) tutti puntualmente salutati da un applauso che ha strappato il sorriso imbarazzato dai visi compassati degli interpreti. Il trio era originariamente scritto per piano, clarinetto e viola ma poi lo stesso Mozart aveva riscritto una voce per violino; la versione ascoltata ieri aveva il contributo di Mostacci che aveva trascritto la voce per violoncello. Tranne qualche lieve sbavatura i tre musicisti hanno suonato discretamente la prima parte del programma. Prima che il trio ricominciasse a suonare Incerti ha spiegato al pubblico che l’intento del concerto era quello di avvicinare la musica di Mozart a quella dei Beatles per dimostrare che, in fondo, non c’è molta differenza tra i due generi e che esiste solo la buona musica o la cattiva musica. Ho trattenuto a stento un moto di ribellione a queste affermazioni ma non ho potuto fare a meno di confidare alla mia compagna il mio disappunto per quelle clamorose sciocchezze. Nella seconda parte dello spettacolo il trio ha suonato la trascrizione di Diego Conti – fatta specificamente per i loro strumenti – di alcune canzoni di John Lennon e Paul Mc Cartney. L’arrangiamento si è rivelato poco originale e – nonostante questo – persino poco gradevole per la maggioranza degli spettatori. Infatti la trascrizione ignorava o minimizzava inspiegabilmente la parte melodica delle canzoni che – così – diventavano difficilmente riconoscibili. In particolare con "Michelle" accadeva che quando il violino suonava le note del ritornello, improvvisamente era il violoncello a continuare il tema mentre la violinsta suonava degli abbellimenti nel registro più alto: in questo modo l’ascoltatore veniva spiazzato e frustrato come in un coitus interruptus; sarebbe stato preferibile che avesse lasciato questi esercizi di stile a musicisti (come Čaikovskij che ne fu maestro) più capaci. Persino il ritmo, gli accenti e la stessa durata delle note erano stravolti, finendo per snaturare le linee cantabili delle canzoni; il pianoforte era spesso relegato ad un ruolo di contorno, mortificato nel compito di prendere qualche accordo quà e là. Nel complesso sembrava che l’autore delle trascrizioni, nel tentativo di aggiungere qualcosa di nuovo a melodie celeberrime, non si fosse preoccupato di dare dignità agli strumenti coinvolti. Cosa che, invece, gli è perfettamente riuscito con "Come Together", una ottima integrazione di ritmo, sonorità ed espressività tra i diversi strumenti che ha dato luogo ad un risultato decisamente superiore alle altre canzoni il che forse spiega il motivo per cui è stata posta alla fine del programma.
In ogni caso, lo scopo dichiarato di assimilare Mozart ai Beatles è miseramente fallito!

Elenco delle canzoni suonate: The Long And Winding Road, The Fool On The Hill, Yesterday, Michelle, Here There And Everywhere, Come Together  (bis:  Yesterday A  Hard day’s night).

Interpreti:

DIEGO CONTI: violino
ANTONIO MOSTACCI: violoncello
MIRIAM GARAGNANI: pianoforte