banda di riminiHo sfidato il mal di testa e il sonno (un arretrato ormai superiore persino a quello dell’Ufficio Rimborsi dell’Agenzia delle Entrate) e sono voluto uscire di casa; non sentendomi in grado di affrontare la calca di Santarcangelo, ho evitato "la notte Bianca" e mi sono diretto verso il centro di Rimini dove sapevo ci sarebbe stata una qualche manifestazione musicale organizzata dentro le mura del castello. Il caso ha voluto che ci fosse un’esibizione della banda cittadina, uno degli spettacoli a cui usavo assistere da solo già tanti anni fa. Ero in largo anticipo sul concerto,  così ne ho approfittato per fare un giretto intorno alle mura del castello e poi in centro fino a Piazza Ferrari. Al ritorno ho preso posto in prima fila ed ero già quasi addormentato quando una telefonata mi ha ripiombato nell’umore che avevo a casa. Ho spento il cellulare per evitare altre contaminazioni (mi scuso anche qui con chi mi chiamava). Quando alle 21.10 la banda ha posato per la foto di rito mi sono destato dal sonno in cui ero caduto, in tempo per assistere da sveglio all’inizio dello spettacolo. L’incipit è stato confortante in quanto l’esecuzione della "Graaf Zeppelin", sigla del gruppo, è stata convincente e senza sbavature; già con il brano successivo, però sono cominciate ad emergere alcune pecche, come le stonature dei singoli, le note intonate in maniera approssimativa, le accordature non impeccabili. Concorrevano a infastidire lo spettacolo vari rumori esterni (dagli aerei ad uno strano scroscio prolungato e ricorrente) per ovviare ad alcuni dei quali il maestro talvolta ha atteso qualche secondo prima di ricominciare a suonare. Tra un brano e l’altro una strumetista ha letto con voce bella e chiara ma con scarsa attenzione ("si recò a Spalàto"!) una descrizione del brano riccamente corredata da elementi storici, biografici e aneddotici non sempre interessantissimi e spesso ignorati dal pubblico. Nonostante i limiti tecnici e artistici di questa banda (che ormai conosco relativamente bene), ascoltarli è comunque gradevole: intanto, ogni volta mi torna in mente un film a me caro "Grazie, signora Thatcher"; poi la musica riesce, secondo me a trovare una sua strada verso le emozioni a prescindere dalle qualità e delle intenzioni degli artisti che concorrono al suo atto creativo o interpretativo. Non si spiegherebbe altrimenti la commozione dell’altra domenica per il lavoro di un autore filo-nazista, né si spiegherebbe il brivido provato ieri sera per il "Dies Irae" di Verdi. Anche l’ultimo brano che come il primo è stato adottato come sigla dalla compagine riminese, è stato suonato con convincente precisione e trasporto; come bis la banda ci offerto l’immancabile Marcia di Radetzky, composta da Johann Strauss dopo la vittoria di Custoza ai danni degli italiani che oggi battono puntualmente e festosamente le mani in onore di quel generale nemico. Il resto del pubblico (alla cui età media la mia presenza ha inflitto un calo drammatico) ha dimostrato di apprezzare molto le interpretazioni della banda, urlando a gran voce complimenti da panegirico che avrebbero fatto arrossire persino gli artisti più navigati. Resto dell’opinione che tra i turisti stranieri si nascondessero numerosi amici e parenti degli strumentisti ma il mio è solo un sospetto senza prove schiaccianti. Non mi sento, comunque, di condividere quell’entusiasmo eppure ringrazio ancora una volta la musica per l’effetto benefico che  riesce a provocarmi: stanotte ho dormito quasi dieci ore senza interruzione.

Banda Città di Rimini
Estate al Castello 2007
direttore Jader Abbondanza

Primo tempo
Marcia "Graaf Zeppelin" di Carl Teike
"Valzer in FA maggiore" di Giuseppe Verdi
Brani dal "Requiem" di Giuseppe Verdi
"La Strada" di Nino Rota
Overture da "Il poeta e il contadino"  di Franz von Suppé
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Secondo tempo
Marcia "Milano" di Ponchielli
"My secret love song" di Kees Vlak
"Don’t cry for me Argentina" da "Evita" di A. Lloyd Webber
Intermezzo dalla "Cavalleria Rusricana" di Mascagni
"In un mercato persiano" di Albert William Ketelbey
"Amarcord"
di Nino Rota

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