Cesenatico incantoConsueta  convincente esibizione di questo gruppo di artisti che ormai conosciamo abbastanza bene, in maniera quasi familiare direi, dato che ci capita talvolta di incontrarli per caso anche al di fuori delle loro rappresentazioni. Per celebrare l’eroe dei due mondi, sul palcoscenico fa bella mostra di sé una copia del famoso dipinto di Silverstro Lega incorniciato tra due bandiere italiane, un divano, un tavolino con due sedie e – finalmente! – uno splendido pianoforte a coda che – come mi ha spiegato Giorgetti poco prima dello spettacolo è stato preso in noleggio per una considerevole somma. Tutti gli artisti si sono confermati molto bravi, anche se – duole dirlo – dobbiamo registrare una delle rarissime stecche del tenore Gabellini su un acuto dei suoi. Anche Jean Bennet non ha brillato, secondo me non tanto per mancanza di potenziale tecnico quanto per una sua strana abitudine di cantare con una microvariazione tonale rispetto al pianoforte il che produce un  effetto off-key  benché – a mio avviso – il canto in sé per sé non sia "stonato". A possibile discolpa o giustificazione, si può pensare che la differenza di altezza sia da addebitare al cattivo posizionamento della spia audio (l’altoparlante-monitor che i cantanti tengono sul palco rivolto a sé stessi); tuttavia la mia supposizione non spiega perché da questo inconveniente siano indenni tutti gli altri cantanti. Perfetta, ad esempio, la prestazione di Letizia Sciuto che ancora una volta ha dimostrato tecnica e  padronanza della voce davvero encomiabili. Molto bravi anche gli altri cantanti: per esempio è stata assai graziosa, simpatica e brava (nella recitazione) l’attrice e regista  aggiuntasi al cast per quest’occasione speciale, Stefania Stefanin, la quale, però, non ha potuto prodursi al livello dei suoi colleghi nelle parti cantate.
Lo spettacolo si è dipanato senza appassionare, le musiche erano collegate da un filo logico così sottile che talvolta abbiamo fatto fatica a vederlo, altre volte avremmo preferito non scorgerlo affatto per evitare l’imbarazzo. Dispiace che questo lodevole gruppo di artisti non riesca a trovare una regia, un conoscitore della drammaturgia che riesca a rendere più verosimili le trame dei loro spettacoli; meglio sarebbe, talvolta, che rinunciassero del tutto alla pretesa di trovare un collante per la sequenza di canzoni e si lasciassero liberi di interpretare un recital o un gran galà dell’operetta.
Da registrare la presenza in sala di una nipote di Giuseppe Garibaldi (ovviamente Anita Garibaldi) a cui sono stati tributati onori e applausi;  come chiusura dello spettacolo è stato intonato l’inno nazionale italiano, l’esecuzione del quale ha talmente infervorato i presenti che il pubblico – oltre cantare e a partecipare all’impiedi – ne ha chiesto a gran voce il bis che –  il va sans dire – è stato prontamente concesso.