Lui è un occidentale in cerca di avventure erotiche; si reca in estremo oriente e trova una adolescente che si innamora di lui; pur di sedurla, l’uomo accetta di sposarla secondo il rito locale che gli permette di ripudiarla pochi giorni dopo; l’uomo scompare e ricompare anni dopo in compagnia di una connazionale, la sua nuova moglie, per riprendersi il figlio, frutto dell’amore a scadenza in terra straniera. Sembra la cronaca di una delle tante tristissime imprese dei nostri connazionali dediti alle vacanze sessuali, invece è la trama della Madama Butterfly.
La storia presenta alcuni aspetti antiamericani sia nell’intreccio che nell’accompagnamento musicale; in particolare si nota subito l’accostamento di "The Star Spangled Banner" (
l’inno nazionale statunitense) a commento delle scene in cui il libertino yankee Pinkerton esponeva la sua Weltanschauung cinica, dissoluta e maschil-imperialista. È presto chiaro che la giovanissima  Cio-Cio-San resterà impigliata nelle spire della disinvolta leggerezza di Pinkerton, il quale ritiene di poter appianare tutte le divergenze mettendo generosamente mano al suo portafogli. Il contrasto tra la purezza ingenua della ragazza che aspetterà il suo amato (anche davanti all’evidente indifferenza di lui – giustificandolo in tutti i modi) e la disincantata superficialità del giovane marinaio non può che commuovere lo spettatore per il quale l’indentificazione mimetica con la protagonista è inevitabile. Il pentimento finale dell’uomo arriva dopo il suicidio di Butterfly, inutile e tardivo. Da segnalare che durante la scena dell’agonia, il figlioletto sventolava allegramente una bandierina americana, chissà per quale misteriosa decisione registica.
Sulla spiaggia di Bellaria-Igea Marina è stato allestito un palcoscenico che mal si prestava alla bravura dei cantanti statunitensi, in particolar modo per lo sfondo a carattere pubblicitario dietro  gli attori; il vociare dei presenti, i rumori dalla strada e la cattiva amplificazione hanno reso meno prezioso un allestimento altrimenti meritevole di aver saputo interpretare dignitosamente un’opera lirica difficile con mezzi appena più che modesti.
Lo spettacolo nel complesso è stato più che gradevole, ben interpretato sia dal punto di vista canoro (incantevole la voce di Butterfly) che della recitazione, sempre convincente quest’anno; anche la dizione è stata notevolmente migliorata rispetto agli scorsi anni quando, pur conoscendo a memoria il testo, si faticava a seguire i dialoghi. Anche l’orchestra, verso la quale nutrivo qualche pregiudizio dopo le prestazioni del "Porgy and Bess" a Ravenna, si è disimpegnata in maniera migliore delle aspettative.
Ringraziamo gli organizzatori e gli enti che hanno reso possibile il continuamento di una rassegna gratuita che di anno in anno attira molti spettatori i quali, altrimenti, non avrebbero alcuna familiarità con l’opera lirica.
È stata un’attima occasione anche per salutare i nostri due giovani amici che purtroppo incontriamo solo di rado.

MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in tre atti di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Giocosa e Luigi Illica
Madama Butterfly: Mieke Rickert, Felicia Lundie, Jin Kim Suzuki: Demaree Brown, Binna Han, Julie DeBoer B.F. Pinkerton: Stefan Barner, John Irvin
Sharpless: Brian Witowski, Thaddaeus Bourne
Coro: La Musica Lirica-USA; Orchestra: Città di Ravenna; Direttore: M° Joseph Rescigno; Regia: William Schomos; Scene e luci: Caleb McAndrew; Costumi: Jonathan Knipscher